"Noi di Blogo.it pensiamo di fare un passo avanti, partendo proprio da queste considerazioni. Per noi e per la nostra rete di blog non c’è al primo posto la reputazione del blogger, quanto il rispetto per il lettore che solo un autorevole blogger e un autorevole editore nanopublishing può portare.
L’etica, e il codice che proponiamo, è lo strumento per dialogare con il lettore attraverso un linguaggio comune: una corretta informazione. Un codice di autoregolamentazione non è solo utile, dunque, ma si rivela necessario in questa fase dell’informazione almeno in Italia, in cui i media stanno velocemente ridefinendo il loro assetto. Se i media mainstream (giornali, televisioni, radio) possono poggiare su solide basi di autodisciplina (che poi essa sia o meno applicata è una valutazione che non rientra nel nostro ambito di discussione) attraverso il controllo effettuato dagli ordini dei giornalisti delle varie regioni, dalla FNSI e dalle Associazioni sindacali, è chiaro che per i blogger non valgono esattamente le stesse regole.
I media, dalla nascita dei blog, hanno preso una nuova strada: è inutile negarlo. Vi è un tratto che differenzia i media mainstream dai blog: la partecipazione attiva del lettore che diviene l’asse principale su cui ruota l’informazione. Il lettore non introietta più passivamente la mole di notizie, ma decide con un click di volta in volta cosa leggere e cosa non leggere e dove dire la sua.
E’ nell’autodeterminazione del lettore che si esprime la sua centralità attraverso la partecipazione attiva alla lettura della notizia: nei commenti può esprimere la sua opinione e condividerla con altri lettori, arrivando a smentire il blogger che non sia stato onesto o preparato nella stesura del proprio post.
Questo genere di circostanza ci deve far riflettere sulla necessità di un codice che regolamenti l’attività del blogger, e non per porre paletti, ma per segnare una strada che altrimenti risulterebbe priva di ogni punto di riferimento. La necessità è dovuta al fatto che i blogger in molti casi abbandonano lo status di “artigiani” dell’informazione per diventare dei semi professionisti o professionisti pagati da testate regolarmente iscritte ai Tribunali di competenza, ma che conservano l’identità del blog: ossia che sono sul mercato grazie al flusso di lettori che gestiscono l’approvazione dei contenuti con i loro click.
Ciò vuol dire, che in quanto testate, rientrano nell’ambito del codice dell’informazione e che
assumono completamente la responsabilità di quanto scrivono sia nell’esercizio delle fonti, sia nel trattamento dei dati personali, ecc.
Una riflessione, infine, va fatta nell’ambito del diritto di cronaca: sancito dall’art. 21 della nostra Costituzione esso regolamenta il diritto di ogni cittadino della Repubblica Italiana a raccontare un avvenimento o un evento di pubblico interesse, anche se non iscritto agli albi degli Ordini dei Giornalisti.
Però, il diritto di informare non deve ledere il diritto alla privacy proprio di ognuno di noi. Ecco i punti principali da rispettare:
L’etica, e il codice che proponiamo, è lo strumento per dialogare con il lettore attraverso un linguaggio comune: una corretta informazione. Un codice di autoregolamentazione non è solo utile, dunque, ma si rivela necessario in questa fase dell’informazione almeno in Italia, in cui i media stanno velocemente ridefinendo il loro assetto. Se i media mainstream (giornali, televisioni, radio) possono poggiare su solide basi di autodisciplina (che poi essa sia o meno applicata è una valutazione che non rientra nel nostro ambito di discussione) attraverso il controllo effettuato dagli ordini dei giornalisti delle varie regioni, dalla FNSI e dalle Associazioni sindacali, è chiaro che per i blogger non valgono esattamente le stesse regole.
I media, dalla nascita dei blog, hanno preso una nuova strada: è inutile negarlo. Vi è un tratto che differenzia i media mainstream dai blog: la partecipazione attiva del lettore che diviene l’asse principale su cui ruota l’informazione. Il lettore non introietta più passivamente la mole di notizie, ma decide con un click di volta in volta cosa leggere e cosa non leggere e dove dire la sua.
E’ nell’autodeterminazione del lettore che si esprime la sua centralità attraverso la partecipazione attiva alla lettura della notizia: nei commenti può esprimere la sua opinione e condividerla con altri lettori, arrivando a smentire il blogger che non sia stato onesto o preparato nella stesura del proprio post.
Questo genere di circostanza ci deve far riflettere sulla necessità di un codice che regolamenti l’attività del blogger, e non per porre paletti, ma per segnare una strada che altrimenti risulterebbe priva di ogni punto di riferimento. La necessità è dovuta al fatto che i blogger in molti casi abbandonano lo status di “artigiani” dell’informazione per diventare dei semi professionisti o professionisti pagati da testate regolarmente iscritte ai Tribunali di competenza, ma che conservano l’identità del blog: ossia che sono sul mercato grazie al flusso di lettori che gestiscono l’approvazione dei contenuti con i loro click.
Ciò vuol dire, che in quanto testate, rientrano nell’ambito del codice dell’informazione e che
assumono completamente la responsabilità di quanto scrivono sia nell’esercizio delle fonti, sia nel trattamento dei dati personali, ecc.
Una riflessione, infine, va fatta nell’ambito del diritto di cronaca: sancito dall’art. 21 della nostra Costituzione esso regolamenta il diritto di ogni cittadino della Repubblica Italiana a raccontare un avvenimento o un evento di pubblico interesse, anche se non iscritto agli albi degli Ordini dei Giornalisti.
Però, il diritto di informare non deve ledere il diritto alla privacy proprio di ognuno di noi. Ecco i punti principali da rispettare:
Tutela della personalità altrui
Obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti
Rispetto degli ideali della lealtà e della buona fede
Obbligo di rettificare notizie inesatte e a riparare eventuali errori
Rispetto del segreto professionale sulle fonti delle notizie
Obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti
Rispetto degli ideali della lealtà e della buona fede
Obbligo di rettificare notizie inesatte e a riparare eventuali errori
Rispetto del segreto professionale sulle fonti delle notizie
[...]
Il blogger basa la sua professione sul rapporto di fiducia che insataura con il lettore. Dunque l'onestà non è più solo una dote ma un mezzo necessario per la produzione dell'informazione.
In linea generale il blogger, come il giornalista, deve prestare la massima attenzione alle identità delle persone che va a trattare. Indica i nomi e i cognomi dei diretti interessati, dei congiunti o di chiunque altro attinente alla vicenda solo se strettamente necessario. Riguardo al trattamento dei dati relativi ai minori i blogger approvano pienamente la Carta di Treviso che fino ad oggi si è mostrato un documento ancora insuperato.
Il blogger che lavora per un gruppo di nanopublishing deve considerare la propria appartenenza alla testata di riferimento e rispondere alle linee editoriali o startegia comunicativa della sua azienda e della redazioni di cui fa parte.
Nei commenti il blogger mantiene equidistanza e buona educazione e rispetta sempre la libertà d'opinione del lettore, anche se espressa in maniera anonima. Nei casi problematici viene richiesto al gruppo di nanopublishing l'intervento super partes di un moderatore, che può arrivare alla cancellazione di commenti e a misure ad personam nei casi più gravi.
Il blogger pubblica sempre le sue fonti e le condivide, usando correttamente strumenti fondamentali come il tag blockquote per le citazioni e il deeplink per lasciare una traccia di navigazione che il lettore possa ripercorrere per formarsi un'opinione ricca e completa.
Le fonti su Internet sono una miriade e molto spesso viene tralasciata la loro verifica. E' sempre necessario verificare da fonti incrociate la veridicità dell'informazione e se non si è riusciti nell'intento, informare il lettore della circostanza. In un ambiente dispersivo e frammentario, il blogger offre sempre contesto e prospettiva, specificando quale parte è fatto, quale è commento e opinione tra le molte fonti che possono aver trattato la notizia.
Il blogger rifiuta categoricamente ogni forma di regalo e facilitazione che possa in qualche modo compromettere la sua libertà e indipendenza di esercizio. Specificatamente nella zona grigia del marketing conversazionale, il blogger esplicita il contesto della situazione, conflitti di interessi e altri rapporti intercorsi.
Il blogger, se ha fornito informazioni errate in buona fede, non cancella il post ma ospita immediatamente un post di rettifica."
(Tratto da Alberto Papuzzi, Professione giornalista, Donzelli editore, Roma)
In linea generale il blogger, come il giornalista, deve prestare la massima attenzione alle identità delle persone che va a trattare. Indica i nomi e i cognomi dei diretti interessati, dei congiunti o di chiunque altro attinente alla vicenda solo se strettamente necessario. Riguardo al trattamento dei dati relativi ai minori i blogger approvano pienamente la Carta di Treviso che fino ad oggi si è mostrato un documento ancora insuperato.
Il blogger che lavora per un gruppo di nanopublishing deve considerare la propria appartenenza alla testata di riferimento e rispondere alle linee editoriali o startegia comunicativa della sua azienda e della redazioni di cui fa parte.
Nei commenti il blogger mantiene equidistanza e buona educazione e rispetta sempre la libertà d'opinione del lettore, anche se espressa in maniera anonima. Nei casi problematici viene richiesto al gruppo di nanopublishing l'intervento super partes di un moderatore, che può arrivare alla cancellazione di commenti e a misure ad personam nei casi più gravi.
Il blogger pubblica sempre le sue fonti e le condivide, usando correttamente strumenti fondamentali come il tag blockquote per le citazioni e il deeplink per lasciare una traccia di navigazione che il lettore possa ripercorrere per formarsi un'opinione ricca e completa.
Le fonti su Internet sono una miriade e molto spesso viene tralasciata la loro verifica. E' sempre necessario verificare da fonti incrociate la veridicità dell'informazione e se non si è riusciti nell'intento, informare il lettore della circostanza. In un ambiente dispersivo e frammentario, il blogger offre sempre contesto e prospettiva, specificando quale parte è fatto, quale è commento e opinione tra le molte fonti che possono aver trattato la notizia.
Il blogger rifiuta categoricamente ogni forma di regalo e facilitazione che possa in qualche modo compromettere la sua libertà e indipendenza di esercizio. Specificatamente nella zona grigia del marketing conversazionale, il blogger esplicita il contesto della situazione, conflitti di interessi e altri rapporti intercorsi.
Il blogger, se ha fornito informazioni errate in buona fede, non cancella il post ma ospita immediatamente un post di rettifica."
(Tratto da Alberto Papuzzi, Professione giornalista, Donzelli editore, Roma)
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