lunedì 17 maggio 2010

Quinta lezione (venerdì 14/5)

L'editoria libraria è stata investita, ultimamente, da grandi cambiamenti, per alcuni positivi, per altri negativi. Primo fra tutti è il nuovo gioiello della Apple, l'iPad.


Nonostante questo sia il primo modello, esso funge da pc, televisione, libro, supporto video e molto altro, garantendo una totale indipendenza e mobilità. Gli unici (per ora) rimproveri riguardano lo schermo che si riempie facilmente di "ditate" e la dimensione, ottima per le donne, che lo possono infilare in borsa, ma scomoda per i maschietti, che sono costretti a portarlo in giro sotto l'ascella, modello baguette. I cosiddetti geek della rete (amanti della tecnologia, da non confondere con i ben noti nerd) accusano anche la mancanza di webcam, di USB, di supporto per CD e DVD, di multitasking (cioè si può fare una cosa per volta, invece di intasarsi il cervello con dieci programmi aperti contemporaneamente). Ma sono dettagli. Infatti l'iPad è stato presentato come strumento mobile per l'intrattenimento, consono alla lettura, ai film e ai giochi, funzioni già proprie dell' iPhone ma su uno schermo più grande e con una connessione più veloce.
Queste sono le carratteristiche che ho potuto comprendere, ce ne sono molte altre che ne evidenziano l'aspetto rivoluzionario, come l'abbandono del filesystem (cioè la classificazione ad albero) a vantaggio di classificazione per tag, data o contenuto.
Leggendo vari pareri in rete, mi sembra di aver notato come questo oggetto non voglia essere identificato con un telefono (che non è) o con un pc, seppure modernissimo, ma proprio come iPad, strumento a sé stante.

Tema dei pagamenti: secondo molti Internet è gratuito per definizione, secondo altri i contenuti editoriali andrebbero a pagamento. Questa diatriba, fondamentale per il mondo dell'editoria, ha avuto inizio in concomitanza con la crisi economica del 2008, quando, per saldare i debiti, si è pensato di aumentare il prezzo dei prodotti e di puntare sulle nuove tecnologie.
Cosa pensiamo della notizie gratis? Ovviamente dipende se siamo produttori di notizie o fruitori, ma non è una discussione scontata.
Se so che il mio articolo non verrà pagato, scriverò ugualmente con impegno?
Il web mette in crisi il mondo dell'editoria tradizionale e tutti i prodotti fisici: perchè pagare quando posso avere gratis ciò che mi serve? Ecco perchè i giornali sono sempre più in perdita, così come i libri.
Una parte dei contenuti del web è già a pagamento, ma presto lo saranno anche tutte le notizie, altrimenti non ci sarebbe sostenibilità per gli editori, che pure per primi si sono mostrati troppo generosi con il web; questa tendenza si scontra con i filosofi del digitale, i quali affermano il pricipio di gratuità, cioè che lo spazio e il tempo sono gratis. Se si scegliesse questa soluzione, teoricamente corretta ma in realtà difficilmente applicabile, sarebbe un suicidio per l'editoria, senza contare le migliaia di posti di lavoro in meno in questo settore.

Google: non è solo un motore di ricerca, come moltissimi pensano, ma una multinazionale che si occupa di Internet. Ha introdotto l'indicizzazione (leggere in trasparenza): ci sono delle società, quasi tutte di Google, che si occupano di accorciare le "strisce" e permettere al sito di salire in classifica, rendendosi "più pescabile" e ottenendo una buona posizione nelle pagine di Google.
Devo dire che questa parte della lezione mi è sfuggita quasi totalmente, quindi, O studente che non sei venuto a lezione, ti conviene guardare nel blog di qualche compagno più scafato in queste cose.

Diritto d'autore: la rete non ha confini, quindi, giuridicamente, è difficile individuare chi non rispetta il diritto d'autore e inoltre non esiste ancora una legge completa a proposito.
E' il problema spinoso dei siti-pirata, del downloading illegale ma sviluppatissimo: caso emblematico è il sito della Camera dei Deputati, www.camera.it, che nella sezione Rassegna Stampa, mostra una chiara violazione del diritto d'autore (articoli presi dai maggiori quotidiani italiani).
Il problema della rintracciabilità è la radice di questo argomento, è ciò che differenzia una prima pagina di quotidiano da una homepage.

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